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LA GUERRA DEI COSTUMI. La Jaked chiede i danni, la FIN querela

Finisce male il rapporto di sponsorizzazione tra la Jaked, che accusa la Federazione di non avere fatto rispettare il contratto agli atleti della Nazionale, e la FIN, che annuncia querela per diffamazione.

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Nel loro comunicato stampa del 26 gennaio, le società Jaked, Yamamay e Carpisa hanno spiegato le ragioni che, dal loro punto di vista, hanno determinato la fine della partnership con la Federazione Italiana Nuoto (FIN). Le società in questione, e soprattutto la Jaked, accusano la FIN “di non di non avere tutelato gli interessi e l’immagine del marchio Jaked, che nel ruolo di sponsor tecnico della FIN, avrebbe dovuto vestire e rappresentare tutti gli atleti azzurri, nelle competizioni, sia nazionali che internazionali”.

Il gruppo costituito dai marchi Jaked, Yamamay e Carpisa fa notare che nell’ultimo quadriennio ha sostenuto nei confronti della FIN investimenti pari ad oltre 5 milioni di euro mentre nello stesso periodo la FIN “si sarebbe dimostrata incapace di imporre ai suoi atleti l’obbligo di scelta degli articoli di maggiore visibilità, lasciando addirittura che qualche atleta scegliesse i costumi Jaked oscurandone il marchio”.

La contestazione relativa a cuffie e occhialini Jaked durante le Olimpiadi di Londra viene definita “clamorosa” e “pretestuosa”, anche perché non c’è stata alle Paralimpiadi, “dove grazie agli atleti del nuoto paralimpico ed ai loro incredibili risultati atletici, i materiali ed il marchio Jaked hanno avuto grande la visibilità”.

Nonostante questa vicenda, che vedrà il suo epilogo probabilmente in tribunale, Jaked conferma “il suo rinnovato e ancor più deciso impegno nelle sfide che lo hanno portato in così pochi anni ad essere un marchio leader nel settore nuoto, in ambiti nazionali ed internazionali”.

Pure la FIN  ha rilasciato un comunicato nel quale, dopo aver precisato che il contratto con il gruppo Cimmino era scaduto il 31 dicembre 2012, ha sostenuto “di avere lavorato al rinnovo contrattuale con spirito costruttivo nell’intento di far prevalere la linea della continuità”. Secondo la FIN “le condizioni per il rinnovo del contratto erano note e sono state dibattute attraverso riunioni, condivisione di e-mail e telefonate fino a quando entrambe le parti hanno ritenuto e comunicato posizioni inconciliabili”. Alcune affermazioni di Cimmino, proferite durante la conferenza stampa, sono state definite “estranee alla realtà e fortemente diffamatorie”; come conseguenza la FIN e il suo presidente Paolo Barelli hanno preannunciato di voler adire le vie legali.

 

 

 

 

 

 

 

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