Direttore Responsabile: Camillo Cametti

Camillo Cametti at Large

Bardolino (Lago di Garda), Sabato 18 Giugno 2016 – 33° Triathlon Internazionale Città di Bardolino (km 51,5)

TRIATHLON DI BARDOLINO: una gara leggendaria!

Sabato alle 12.30 al via 2.000 triatleti nella gara italiana più prestigiosa, ormai affermata anche a livello mondiale. Ideata e fondata da Camillo Cametti si disputa da sempre – dal 2 settembre 1984 – sulla distanza di 51,5 chilometri, poi diventata olimpica.

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LOGO TRIATHLON BARDOLINO

E’ stato scritto che Bardolino sta al triathlon come la Milano-Sanremo al ciclismo o il Roland Garros al tennis. Il Triathlon di Bardolino è una classica per chi nuota-pedala-corre. Ormai un pezzo di storia importante dello sport italiano.  

La prima edizione si svolse 32 anni fa, il 2 settembre 1984. Fu, in assoluto, la prima gara italiana di triathlon. Vi presero parte 69 pionieri. Fra essi, coraggiosamente, anche alcuni personaggi importanti del nuoto: Alberto Castagnetti (nelle foto sotto in bici e di corsa il 2 settembre 1984), Marcello Guarducci e Marco Colombo. Vi parteciparono in allegria, con spirito sportivo e goliardico al tempo stesso. Nonostante la mancanza di allenamento specifico tutti e tre strinsero i denti e arrivarono al traguardo, stravolti ma felici di poter dire “io c’ero, io ce l’ho fatta”.

ALBERTOCASTAGNETTI

ALBERTOCASTAGNETTI

La gara nacque in seguito a una mia ispirazione e, grazie a una mia invenzione, fu da subito disputata sulla distanza di 51,5 chilometri: 1,5 a nuoto, 40 in bici e 10 di corsa.

A quell’epoca le gare che si svolgevano negli Stati Uniti e in altre parti del mondo, ed anche quelle sorte in Italia dopo Bardolino, sceglievano rapporti differenti fra le distanze delle tre discipline. Si sosteneva che, rispetto a quelle scelte da me, il nuoto doveva essere più corto (1 chilometro) mentre il ciclismo e la corsa avrebbero dovuto essere più lunghi (rispettivamente 50-60 e 12-15 chilometri).

Il tempo mi dette ragione poiché la distanza di 51,5 chilometri fu quella prescelta quando la disciplina divenne olimpica, ai Giochi della XXVII Olimpiade di Sydney, nel 2000.

La mia scelta fu dettata da un ragionamento semplice: mettere in sequenza la distanza più lunga del nuoto in piscina, la lunghezza standard dei test a cronometro nel ciclismo e la distanza più lunga delle gare di corsa sulla pista dell’atletica leggera.

Inoltre, ho sempre ritenuto che la durata di una gara sportiva non dovesse eccedere le due ore (almeno per i migliori) e che lronman – 3,8km a nuoto, 180 in bicicletta e l’intera maratona di corsa – non fosse cosa per tutti ma soltanto per professionisti.

Eppure fu proprio la visione di un video dell’Ironman a ispirarmi. Era il 1983. Sul volo da New York a Los Angeles (dove mi stavo dirigendo per realizzare dei reportage – anche per La Gazzetta dello Sport – sulla città un anno prima delle Olimpiadi) proiettarono un video sull’Ironman delle Hawaii (prima edizione nel 1978). Ne fui stregato.

Incominciai a vedermi nelle vesti di triatleta, ricordando che da ragazzo andavo da Verona al Lago di Garda in bici da corsa e poi mi tuffavo per nuotarci dentro. La corsa a piedi? Avevo dei precedenti con le campestri disputate da studente. E poi, con Alberto Castagnetti, per tre anni consecutivi prendemmo parte alla Traversata del Po’, organizzata dal CSI a Guastalla, una specie di duathlon: s’iniziava con la corsa, a piedi scalzi, sull’argine sinistro del Po; poi ci si tuffava per nuotare (in favore di corrente) per un paio di chilometri; approdati sull’argine destro, si salivano otto decine di gradini e, infine, si faceva lo sprint finale sulla terra battuta. Il traguardo doveva essere tagliato toccando con una mano una corda posta a circa due metri di altezza (nella foto sotto Castagnetti e Cametti all'epoca della Traversata del Po).

A.CASTAGNETTI-C.CAMETTI

Al ritorno da Los Angeles cominciai a pensare come poter organizzare una gara di triathlon. Fondai l’Associazione Triathlon Italia – con mio fratello Silvio e altri -, ne ideai il logo, tuttora in auge (nella foto di copertina), scelsi le distanze. E via. Rimasi a capo dell’organizzazione per i primi dieci anni, poi passai il testimone a Dante Armanini, da subito il principale, indispensabile collaboratore. In quell’epoca eroica – vero volontariato, soldi se ne mettevano - oltre che da Armanini, ero affiancato dall’allora assessore allo sport Francesco Marchiori, e da tanti altri bardolinesi.

Saltiamo trent’anni e arriviamo ai nostri giorni. All’edizione dello scorso anno, la 32esima, parteciparono 1.550 triatleti provenienti da 23 nazioni. Un’enorme distesa di biciclette nella zona cambio, situata nel parco di Villa Carrara. Uno spettacolo incredibile che quest’anno, incredibilmente, sarà ancora più grande.

Infatti, Dante Armanini, boss della manifestazione e organizzatore eccezionale, si è inventato un enorme soppalco per aumentare la capienza della zona cambio (foto sotto), sfruttata all’inverosimile negli anni precedenti. Domani, alla partenza saranno in 2.000, un numero che supera di quasi il 25 per cento quello già straordinario dell’anno precedente.

BARDOLINO-ZONA CAMBIO

L’organizzazione della manifestazione è assai complessa ma ad affiancare Armanini, direttore di gara, sono in tantissimi: circa 500 volontari, le associazioni sportive della cittadina, quelle di volontariato, le forze dell’ordine, e il Comune di Bardolino, le cui amministrazioni succedutasi nel tempo, hanno sempre creduto nella manifestazione, e l’hanno sostenuta.

Alla conferenza stampa di lunedì sera, oltre all’applauditissimo Armanini, hanno preso la parola il sindaco Ivan De Beni, l’assessore allo sport Fabio Sala, ex triatleta, l’assessore allo sport degli inizi Francesco Marchiori, tuttora importante ingranaggio dell’organizzazione come vice direttore di gara, e chi scrive, nella duplice qualità di fondatore della manifestazione e di presidente onorario della FITRI (Federazione Italiana Triathlon, di cui sono stato il primo presidente)(Nella foto, da sinistra, Armanini, Sala e Cametti).

DANTE ARMANINI FABIO SALA CAMILLO CAMETTI

Oltre che per la bellezza e la tecnicità del percorso, Bardolino attira così tanti concorrenti per le innovazioni tecnologiche, ogni anno sempre di più e sempre più sorprendenti, per la certificazione immediata del risultato di ciascun concorrente, per i tanti gadget, per i pasta party (alla vigilia e dopo la gara), per una mega torta da 100 chili (ce n’è per tutti!) e per un montepremi da 20mila euro, il più alto per una gara italiana.

La storia del triathlon italiano, nata a Bardolino 32 anni fa, è in progress grazie anche a Bardolino, una gara cresciuta anno dopo anno e che proprio per questo da la misura della crescita del triathlon in Italia. Bardolino è lì a dimostrare che nulla nasce e diventa ciò che è per caso.

Per un triatleta Bardolino è un must. Uno che ha gareggiato e vinto tanto ha detto: “Chi fa questo sport non può almeno una volta nella vita non aver corso qui”. E’ così. In ogni sport ci sono sfide che fanno la storia di un atleta.  E Bardolino fa “curriculum”. Così si fa la fila per essere al via. E la Rai darà il giusto risalto a una manifestazione così importante mandando in onda un servizio di mezz’ora su Rai Sport.

TRIATHLON BARDOLINO 2015

Oggi su www.ilgiornale.it , ricordando gli albori, sia pure con qualche comprensibile, piccola, imprecisione, Antonio Ruzzo presenta il 33° Triathlon di Bardolino così:

“Triathlon a due piani

Questa volta si parlerà del soppalco. Si dirà che il triathlon di Bardolino è il primo ad inventarsi una struttura che permette di raddoppiare la zona cambio, e quindi  a molti di quelli che vogliono correre qui di poterlo fare nonostante il numero sia praticamente chiuso. Erano 1500 l’anno scorso, saranno duemila domani. L’aveva promesso Dante Armanini al galà del triathlon di Milano e qualcuno s’era dato di gomito. E invece arriva il primo triathlon a due piani ed anche questo resterà scritto nella storia. Come capita spesso in questo dolce pezzetto di Veneto dove le acque del Garda sono più dolci che altrove.  E’ la storia che si rinnova. E’ la storia che continua in una delle gare storiche del triathlon azzurro e non solo azzurro. Era il due settembre del 1984 quando da piazza Bra a Verona partivano i primi 69 triatleti italiani. Una piccola truppa d’assalto, abbastanza improvvisata e proveniente da altri sport che per la prima volta forse provava a mettere tutto insieme. Un circuito di otto chilometri, con l’Arena sullo sfondo, e poi via in bici  attraverso la Valpolicella fino sul lungolago Mirabello a Bardolino. E qui ci si tuffava seguendo il tracciato delle boe e delle barche fino a punta Cornicello per poi tornare nel porticciolo di piazza Amedeo di fronte all’Enoteca. Forse non era esattamente così ma le pagine dei giornali locali titolavano con grande entusiasmo: “Verona tiene a battesimo il Triathlon in Italia…”. E ancora: ” Esplode a Verona la febbre del triathlon”. Trent’anni fa. Roba da pionieri poco griffati e tanto coraggiosi. Roba da bici in acciaio, da calzoncini e magliette come capitava altro che carbonio, body e mute galleggianti. Forse non cominciò davvero tutto da Bardolino certo è che Bardolino fu uno dei primi appuntamenti importanti per chi aveva deciso che correre, pedalare e nuotare dovevano essere uno sport solo. Come scriveva Silvio Cametti sul Giornale del Nuoto,  il primo al traguardo fu Gianpaolo Cantoni, un pallanuotista che però correva forte e se la cavava anche in bici. Alle sue spalle due nuotatori: Roberto Olmi e Alberto Guerrini. E al sesto posto quel Dante Armanini che ancora oggi è cuore, mente e anima di questo triathlon. Lo stesso che ha pensato che doveva inventarsi qualcosa per far quel piccolo passo avanti che bisogna sempre fare per migliorarsi e per non vivere di gloria. Magari una struttura sospesa dove far salire bici e triatleti. Magari una zona cambio su due piani.  Magari un soppalco…”.

 

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